Wednesday, March 12, 2014

Derecho y Literatura.. Università Cattolica del Sacro Cuore, Año académico 3013-2014




Ciclo seminariale
Giustizia e letteratura
(Law and Literature)
Anno Accademico 2013-2014

Giustizia e letteratura (Law and Literature)
“Necessità” della letteratura


Giovedì 13 marzo 2014
Ore 16.00 - 19.30 - Aula Magna
Università Cattolica del Sacro Cuore
Largo A. Gemelli, 1 - Milano



Tavola rotonda

La ‘necessità' della letteratura nella scienza giuridica

Ore 15.45
Registrazione degli iscritti

Ore 16.00
Inizio lavori

Presentano la
“Proposta di ‘Giustizia e Letteratura’”
del Centro Studi “Federico Stella” sulla Giustizia penale e la Politica criminale:

Claudia MAZZUCATO
Ricercatore confermato di Diritto penale e Coordinatore del Gruppo di ricerca del CSGP
Università Cattolica del Sacro Cuore

Arianna VISCONTI
Ricercatore di Diritto penale e Coordinatore del Gruppo di ricerca del CSGP
Università Cattolica del Sacro Cuore

e

Gabrio FORTI
Professore ordinario di Diritto penale e Criminologia
Direttore del CSGP
Università Cattolica del Sacro Cuore
che introduce e presiede.

Ne discutono:

Arturo CATTANEO
Professore ordinario di Letteratura inglese
Università Cattolica del Sacro Cuore

François OST
Professore ordinario di Filosofia del diritto e Diritto e letteratura
Université Saint-Louis, Bruxelles

Ore 19.00
Interventi programmati e dibattito


Il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Milano ha attribuito 1 credito all'evento

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L’interstizio che separa il diritto dalla letteratura rappresenta lo spazio entro cui verificare i rapporti che legano e possono accomunare la sensibilità giuridica e quella letteraria.
Conferire l’attributo di necessità a tale relazione può addirittura sembrare ardito, ma la convinzione che anima il ciclo di seminari, intitolati appunto “Giustizia e letteratura”, è che la congiunzione dei due elementi della relazione – rinvenibile proprio nella ‘e’ tra ‘Giustizia’ e ‘Letteratura’ – possa evocare tratti comuni, affinità metodologiche e omogeneità di prospettiva, al contempo favorendo il reciproco arricchimento di entrambi i saperi (si veda l’Introduzione a Giustizia e Letteratura - I, 2012). [http://centridiricerca.unicatt.it/csgp_Introduzione_GF.pdf]
Non v’è dubbio alcuno che nell’esperienza comune possa essere percepita una netta differenza tra fenomeno giuridico e letterario: l’uno riguarderebbe ciò che è normativamente ed immutabilmente determinato, l’altro ciò che è creativo e spontaneo. A ben vedere, invece, diritto e letteratura sono realtà intimamente connesse dal fluire in esse della condizione umana che mutevolmente trascende i limiti dei due saperi, facendoli apparire, come scrisse il noto penalista De Marsico, «come la siepe, o come il punto da cui il ramo si proietta sul fusto», elementi che dividono ed uniscono allo stesso tempo, poiché «l’esame del suolo e quello dell’albero sarebbero incompleti se non si guardasse anche a ciò che, senza discontinuità, è sotto la siepe e nel punto d’intersezione del ramo sul fusto» (prefazione al saggio del 1936 di D’Amato A., La letteratura e la vita del diritto).
È allora la centralità dell’uomo che lega necessariamente i due saperi, la cui complementarietà può rinvenirsi, per esempio, nell’attenzione al particolare, alle singole vicende umane, alle storie personali, che divengono oggetto di attenzione da parte del giurista, così come del letterato. Si pensi a quanto arida risulterebbe l’attività di sussunzione dei fatti sotto le rigide forme delle norme giuridiche, se tale processo non venisse accompagnato dalla narrazione delle vicende che vi hanno dato luogo.
D’altronde, come ricorda François Ost, non si coprenderebbe appieno l’essenza del fenomeno giuridico se lo si riducesse solamente ad un rigidio formalismo normativo, impermeabile a qualsiasi influenza degli interpreti e delle vicende umane che le norme sono chiamate a regolare. Occore pertanto tornare ad apprezzare quell’«immaginario giuridico», di cui parla il sociologo Arnaud, che nasce dalla magmatica e mutevole realtà della dottrina, della giurisprudenza, degli usi e dei costumi (Mosè, Eschilo, Sofocle. All'origine dell'immaginario giuridico, 2007).
Proprio valorizzando simile attitudine, allora, il giurista si riscopre uomo di legge ma, ancor prima, cittadino della repubblica delle lettere, come efficacemente lo descrive Robert Ferguson nella sua analisi del fenomeno giusletterario nella cultura americana. Sempre Ost, nella sua indagine sui rapporti tra diritto e letteratura, ha mostrato l’importanza di questo riavvicinamento tra «spada» e «penna» e della riaffermazione di quel legame tra norma ed esperienza umana che sempre più viene a mancare nella moderna pratica legale. Nel prendere atto di come diritto e letteratura certamente presentino delle irriducibili peculiarità, Ost evidenzia tuttavia la possibilità di una «comprensione dialettica» del’intreccio giusletterario, superando la rigida prospettiva di «un dialogo tra sordi tra un diritto codificato, istituzionalizzato, accampato nella sua razionalità e nella sua realtà, e una letteratura ribelle ad ogni convenzione, gelosa della sua fantasia e della sua libertà» (Mosè, Eschilo, Sofocle. All'origine dell'immaginario giuridico, 2007). È, infatti, in questo ritrovato e rinnovato connubio tra formazione giuridica e letteraria che si può comprende il vero significato della presenza della letteratura nella scienza giuridica. La narrativa, come scrive Brodskij, funge, infatti, da «antidoto permanente alla legge della giungla» (La condizione che chiamiamo esilio in Profilo di Clio, 2003) perché è in grado di dotare il giurista di una nuova e diversa prospettiva sul diritto, sul modo in cui esso opera all’interno della società e sul fenomeno giuridico nella sua globalità. Non si tratta dunque soltanto di individuare nel diritto un possibile oggetto di interesse letterario, quale mero spunto di attività narrativa, ma la necessaria relazione tra i due saperi può e deve tradursi nella reciproca integrazione delle sensibilità che muovono le discipline. È tramite simile completamento che il diritto può ambire a perseguire il più alto significato di giustizia.
Grazie alla sua enfasi narrativa, infatti, la letteratura diventa fonte «extragiuridica» di verità ed agisce come strumento di critica etica all’asettico formalismo legale moderno, riportando la realtà quotidiana più semplice, esclusa dalle narrative ufficiali, all’interno dei testi normativi. Il richiamo letterario, riprendendo nuovamente Ost, non è dunque mera «digressione erudita», ma assume una funzione di «sovversione critica» e «conversione fondatrice» del diritto, attraverso cui produrre «sia un sapere critico delle costruzioni giuridiche sia l’avvio di una loro rifondazione» (Mosè, Eschilo, Sofocle. All'origine dell'immaginario giuridico, 2007).
In questa prospettiva, assume rilievo primario il linguaggio. L’esperienza letteraria, nel rinnovare di vita e di significato i testi normativi, si serve della parola, riscoprendone così la centralità. Come ricordato dal giurista e scrittore Gianrico Carofiglio, le parole, linfa vitale del diritto, richiedono un’attenta ponderazione, poiché esse non sono solamente il veicolo e la forma di concetti e pensieri ma, aderendo alla realtà delle cose, li plasmano e danno loro significato. In tal senso, nell’imprescindibile esigenza di comprendere e padroneggiare la lingua, il giurista può trovare un valido alleato nella sensibilità e nella profondità umana propria della letteratura, la cui metaforica lente di ingrandimento può cogliere, a un livello generale e a uno propriamente giuridico, il valore della chiarezza e della ricchezza espositiva e, di contro, constatare il pericolo e la diffidenza generati dall’oscurità e dalla pochezza linguistica (La manomissione delle parole, 2010). Pertanto, la letteratura, nell’evidenziare questi pericoli, si propone come salutare medicina contro l’impoverimento linguistico e la repressione emotiva, presentandosi, allo stesso tempo, come forza di contrasto della deriva stilistica del linguaggio giuridico e della sua trasformazione in quella «antilingua» in cui, secondo Italo Calvino, «i significati sono costantemente allontanati, relegati in fondo a una prospettiva di vocaboli che di per se stessi non vogliono dire niente o vogliono dire qualcosa di vago e di sfuggente» (Per ora sommersi dall’antilingua, «Il Giorno», 3 febbraio 1965).
È dunque in questa abilità di narrare la complessità umana e di trasformare, per tornare a Brodskij, «ogni piccolo zero in un piccolo volto, non sempre grazioso, magari, ma umano» (Un volto non comune. Discorso per il Premio Nobel in Profilo di Clio, 2003) che si intravede la necessità della letteratura nella scienza giuridica; essa ci invita a fare nostro l’avvertimento di Calamandrei contro il «pericolo della assuefazione, della indifferenza burocratica, della irresponsabilità anonima» che riduce la persona «ad un incartamento sotto copertina, che racchiude molti fogli protocollati, e in mezzo ad essi un uomo disseccato» (Processo e democrazia,1954).
I riferimenti sono tratti da Forti G., Introduzione a Giustizia e Letteratura - I, De Marsico A., prefazione al saggio di D’Amato A., La letteratura e la vita del diritto, p. 6, Ferguson R.A., Law and Letters in American Culture, come citato in J.M. Balkin J.M. – Levinson S., Law and the Humanities: An Uneasy Relationship, p. 156, Ost F., Mosè, Eschilo, Sofocle. All'origine dell'immaginario giuridico, p. 11 ss., Brodskij I., Profilo di Clio, p. 42 e p. 60, Carofiglio G., La manomissione delle parole, p. 127 e p. 140, Calvino I., Per ora sommersi dall’antilingua, in «Il Giorno», 3 febbraio 1965, Calamandrei P., Processo e democrazia, p. 63 ss., come citato in Stella F., Giustizia e Modernità. La protezione dell’innocente e la tutela delle vittime, p. 92.

I relatori
Arturo Cattaneo è Professore ordinario di Letteratura Inglese presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Milano). Si è specializzato in Inghilterra, al Warburg Institute dell'Università di Londra. L’attività accademica è stata anche accompagnata da quella giornalistica. Tra i suoi maggiori interessi scientifici e di ricerca rientrano: la letteratura del Rinascimento inglese; la persistenza della tradizione classica nella letteratura inglese moderna; il romanzo inglese del Settecento; la letteratura post-coloniale di lingua inglese; i rapporti letterari e culturali anglo-italiani. Su questi argomenti ha pubblicato libri e saggi in italiano e in inglese, tra i quali Tecniche traduttive nell'Umanesimo: l'Eneide in Gran Bretagna (La Scuola Editrice, Brescia 1990), L'ideale umanistico. Henry Howard, Earl of Surrey (Adriatica Editrice, Bari 1991), Il trionfo della memoria. La casa della vita di Mario Praz (Vita & Pensiero, Milano 2003), Chi stramalediva gli Inglesi. La diffusione della letteratura inglese e americana in Italia tra le due guerre (Vita & Pensiero, Milano 2007), A Short History of English Literature (Mondadori, Milano 2011). Ha tradotto e curato l'edizione italiana dei saggi inglesi di Josif Brodskij, Profilo di Clio (Adelphi, Milano 2003), e il libro di Charles Simic sull'arte di Joseph Cornell, Il cacciatore d'immagini (Adelphi, Milano 2005). È anche autore di due romanzi: Ci vediamo a settembre (2010, Sedizioni) e La notte inglese (2012, Mondadori); suoi racconti sono stati pubblicati su "Paragone Letteratura" e su "PreTesti".

Gabrio Forti è Professore ordinario di Diritto penale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Avvocato iscritto presso l’Ordine degli Avvocati di Milano dal 1979, è Preside della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica di Milano dal 2011 ed è Direttore del Centro Studi "Federico Stella" sulla Giustizia penale e la politica criminale. Ha coordinato importanti progetti di ricerca, tra cui, da ultimo, l’indagine sul tema della responsabilità penale nell’ambito dell’attività medico-chirurgica e gestione del contenzioso legato al rischio clinico, i cui esiti sono sfociati nel volume Forti G. - Catino M. - D’Alessandro F. - Mazzucato C. - Varraso G. (a cura di), Il problema della medicina difensiva (Ets, Pisa 2010). Oltre ad aver curato varie pubblicazioni scientifiche, tra cui, Forti G. - Visconti A. - Mazzucato C. (a cura di), Giustizia e letteratura - I (Milano 2012), è autore della monografia Colpa ed evento nel diritto penale (Giuffrè, Milano 1990), del volume L’immane concretezza. Metamorfosi del crimine e controllo penale (Raffaello Cortina, Milano 2000), nonché di numerosi saggi di Diritto penale e Criminologia pubblicati su riviste giuridiche italiane e straniere.

Claudia Mazzucato è Ricercatore confermato di Diritto penale presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore. Sin dal 1998 ha rivestito incarichi di insegnamento in Diritto penale, Legislazione minorile e Criminologia ed è attualmente docente di Diritto penale e penale minorile nella Facoltà di Scienze politiche e sociali (sede di Milano) e di Diritto penale I nella Facoltà di Economia e Giurisprudenza (sede di Piacenza). È componente del comitato di ricerca del Centro Studi "Federico Stella" sulla Giustizia penale e la politica criminale. È stata co-fondatrice dell'Ufficio per la Mediazione penale di Milano e ha partecipato al Tavolo di lavoro e ricerca su "Mediazione penale e giustizia riparativa" del Ministero della Giustizia/Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria; sempre in tema di giustizia riparativa partecipa a vari progetti di ricerca e programmi di formazione nazionali e internazionali, anche in collaborazione con organismi internazionali, enti pubblici e istituzioni accademiche e scientifiche in Italia e all'estero. Tra le sue pubblicazioni principali, vanno ricordati: il contributo al volume Forti G. - Catino M. - D’Alessandro F. - Mazzucato C. - Varraso G. (a cura di), Il problema della medicina difensiva (Ets, Pisa 2010); la curatela insieme a Forti G. e Visconti A. del volume Giustizia e letteratura - I (Milano 2012); i lavori monografici: Consenso alle norme e prevenzione dei reati. Sul sistema sanzionatorio penale (Aracne, Roma 2005) e, insieme a Marchetti I., La pena “in castigo”: un'analisi critica su regole e sanzioni (Vita&Pensiero, Milano 2006).

François Ost è Professore ordinario di Filosofia dei diritti dell’uomo e Diritto e letteratura presso l’Université Saint-Louis di Bruxelles, di cui è stato anche Vice-Recteur. Tra i suoi incarichi accademici, si possono ricordare l’insegnamento di Teoria e filosofia del diritto presso la Katholieke Universiteit Brussel; l’incarico quale Professeur invité alla facoltà di diritto di Ginevra per il corso di Filosofia del diritto, presso l'Université Catholique di Lovanio, le Università di Buenos Aires, San Paolo, Macerata, Paris-Nanterre e Lisbona, oltre che al Collège international de Philosophie di Parigi, all'École nationale de la Magistrature di Bordeaux, all’Institut universitaire européen di Firenze, al Collège de France e al Collège Belgique. Co-presidente dell'Association européenne pour l'enseignement de la Théorie du Droit, e dell'Académie européenne de Théorie du Droit di Bruxelles, è anche co-direttore del Séminaire interdisciplinaire d'études juridiques dell’Université Saint-Louis di Bruxelles. È presidente della Fondation pour les Générations futures e membro dell’Académie Royale des Sciences, des Lettres et des Beaux-Arts de Belgique. Ha fondato e dirige il CEDRE - Centre d'Étude du Droit de l'Environnement. È autore di libri e saggi, anche tradotti in italiano, tra cui: insieme a Van de Kerchove M., Il diritto ovvero i paradossi del gioco (Giuffré, Milano 1995), Mosè, Eschilo, Sofocle. All'origine dell'immaginario giuridico (Il Mulino, Bologna 2007) e La giustizia e le sue alternative. Saggio di tipologia letteraria, in Forti G. - Visconti A. - Mazzucato C. (a cura di), Giustizia e letteratura – I (Vita e Pensiero, Milano 2012). È co-direttore della Revue interdisciplinaire d'études juridiques dell’Université Saint-Louis di Bruxelles ed è anche l'autore di tre opere teatrali: Antigone voilée (2004), La nuit la plus longue. Sade et Portalis au pied de l’échafaud (2008) e Camille (2011).

Arianna Visconti è Ricercatore di Diritto penale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e coordinatore del Centro Studi "Federico Stella" sulla Giustizia penale e la Politica criminale, oltre che docente incaricata di Diritto penale presso il primo anno della Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali dell'Università Cattolica. Insieme a Claudia Mazzucato dal 2011 si occupa dei cicli seminariali di ‘Giustizia e Letteratura’. Tra il 2011 e il 2012 ha collaborato con il Prof. Stefano Manacorda alla redazione, su mandato dell'UNODC, di un insieme di Guidelines on Crime Prevention and Criminal Justice Responses with Respect to Trafficking in Cultural Property. Tra le sue pubblicazioni principali, oltre al volume monografico Onore, reputazione e diritto penale (Educatt, Milano 2011) si possono ricordare, con Forti G. e Mazzucato C. (a cura di), Giustizia e letteratura – I (Vita e Pensiero, Milano 2012) e con Manacorda S. (a cura di), Beni culturali e sistema penale (Vita e Pensiero, Milano 2013).
Bibliografia
Boyd White J., The Legal Imagination. Abridged Edition, University of Chicago Press, Chicago-London 1985.
Forti G. - Visconti A. - Mazzucato C. (a cura di), Giustizia e letteratura - I, Vita e Pensiero, Milano 2012
Nussbaum M.C., Il giudizio del poeta. Immaginazione letteraria e vita civile, trad. it. Bettini G., Feltrinelli, Milano 1996.
Ost F., Mosè, Eschilo, Sofocle. All'origine dell'immaginario giuridico, trad. it. di Viano Marogna G., Il Mulino, Bologna 2007
Posner R.A., Law & Literature. Third Edition, Harvard University Press, Cambridge-London 2009
Ward I., Law and Literature. Possibilities and Perspectives, Cambridge University Press, Cambridge 2008
Weisberg R.H., Il fallimento della parola. Figure della legge nella narrativa moderna, trad. it. di Fabbri A., Il Mulino, Bologna 1990.
Weisberg R.H., Poethics and Other Strategies of Law and Literature, Columbia University Press, New York 1992
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